26/8/2009
  RUSSIA - I CRIMINI DI STALIN

Iosif Vissarionovic Dzhugashvili nasce il il 21 dicembre 1879 nel villaggio di Gori, tra i monti della Georgia.  Suo padre Vissarion è un ciabattino alcolizzato e violento. Sua madre, contadina e analfabeta,  lo vorrebbe vedere pope e lui frequenta la scuola del seminario ortodosso di Tiflis, l'attuale Tbilisi.

La sua carriera politica ha inizio nel 1899 quando si iscrive al Partito operaio socialdemocratico russo e fa opera di propaganda presso i ferrovieri di Tbilisi. Ricercato dalla polizia per attività rivoluzionarie, viene arrestato nel 1902: trascorre più di un anno in prigione e quindi viene esiliato in Siberia, da dove fugge nel 1904. Fra il 1902 e il 1913 viene arrestato otto volte, e per sette condannato all'esilio, ma sistematicamente riesce a fuggire forse anche, come si è detto, per i suoi legami con la polizia segreta. Il periodo di confino più lungo è l'ultimo, che dura dal 1913 al 1917.

Nel 1904 entra a far parte della fazione bolscevica guidata da Lenin. Dopo la rivoluzione fallita del 1905, partecipa agli scioperi del 1908 e fornisce un grande contributo alla formazione dei primi soviet operai e contadini. Nel 1912, Lenin lo chiama a Pietrogrado (ora San Pietroburgo) a far parte del Comitato centrale del partito e comincia a farsi chiamare Stalin (uomo d'"acciaio"); l'anno seguente, dirige per breve tempo il nuovo giornale del partito, la "Pravda" (Verità) e, su richiesta di Lenin, scrive la sua opera principale, Il marxismo e la questione nazionale, nella quale esprime le proprie teorie politiche.

La sua grande occasione arriva con la prima guerra mondiale. Nel 1917, quando Lenin torna a ottobre per ordinare il colpo di Stato e la presa del potere, Stalin si trova in Siberia e- a differenza di altri leader bolscevichi come Kamenev o Zinoviev - non esita ed è dalla sua parte. Torna a San Pietroburgo, dove gli viene affidata la direzione della Pravda assieme a Lev Kamenev. Nel primo governo bolscevico è commissario del popolo per le nazionalità; dal 1919 diviene commissario all'ispettorato operaio e contadino e, dal 4 aprile 1922, su proposta di Lenin, è anche segretario generale del Comitato centrale del partito: incarico che terrà fino alla morte e che trasformerà da organo puramente esecutivo in solida base di potere. Nel 1923 è già così potente da poter trattare a male parole Nadezda Krupskaja, la moglie di Lenin. Questi è devastato dalla malattia, immobilizzato, incapace di parlare, ormai escluso da tutte le decisioni. Un anno dopo, già prossimo alla morte, sarà lo stesso Lenin a lamentare l'ormai eccessiva arroganza di Stalin. Troppo tardi però. La strada della successione era spianata.