29/3/2013 Diritti Violati
Il presidio della vergogna.
Un minuscolo sindacato di polizia manifesta contro la madre di Federico Aldrovandi e chiede la liberazione degli agenti condannati per l'omicidio. Domani sera sit-in di solidarietà per la famiglia
In principio è stato il camper di solidarietà che girava per l'apparentemente tranquilla Ferrara con lo striscione di solidarietà a «Enzo, Paolo, Luca e Monica». Ma ieri mattina è successo qualcosa in piazza Savonarola che l'ha riportata sulle cronache nazionali, riaprendo le ferite, non ancora sanate, del caso Aldrovandi. Una ventina di persone con bandiere verdi, tra loro anche un europarlamentare, l'onorevole Potito Salatto eletto col Pdl nel 2009 ma passato a Futuro e Libertà per l'Italia nel 2010. Al netto del politico, quelli che tenevano in mano lo striscione «La legge non è eguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa», erano i poliziotti del Coisp, uno dei tanti sindacati della balcanizzazione delle sigle che rappresentano la polizia. Il presidio però non si teneva in un luogo qualunque ma sotto le finestre del Comune, dove lavora Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi ucciso durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. Per la sua morte sono stati condannati gli agenti Enzo Pontani, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri. Una manifestazione che è diventata in poche ore un caso nazionale che ha portato a sera addirittura l'aula del Senato ad alzarsi e applaudire in solidarietà con la madre di Federico. Un sindacato, il Coisp, che a Genova nei giorni dell'anniversario della morte di Carlo Giuliani, ha organizzato manifestazioni dal titolo «L'estintore come strumento di pace».
Era stata proprio mamma Patrizia, con la consueta capacità comunicativa, a postare ieri mattina su Facebook la notizia del presidio con tanto di foto dei manifestanti. Il post in breve ha innescato una serie di reazioni e fatto partire un tam tam. La prima reazione è stata quella di Patrizia che è scesa in strada, accompagnata da due colleghe, e con sé ha portato la foto di Federico in obitorio con la testa appoggiata sul lenzuolo intriso di sangue. Una foto che le è costato molto esibire ma quando è troppo è troppo è stato il ragionamento che si è fatta. I poliziotti manifestanti del Coisp non l'hanno neanche guardata in faccia, le hanno girato le spalle e poco dopo sono andati via. Al sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani invece i poliziotti avevano parlato, sostanzialmente per rispondere picche alla sua richiesta di spostarsi di alcuni metri. Quella con il sindaco è diventato un vero e proprio faccia a faccia dai toni sempre più accesi tanto che il sindaco ha raccontato di essere stato rimproverato dai poliziotti per aver testimoniato al processo.
«E' una storia che non finisce mai - ha detto Patrizia - forse cercano notorietà ma oggi hanno deciso di venire sotto il mio ufficio e questa è una provocazione». La madre di Federico in queste settimane aveva visto il camper del sindacato di polizia in giro per Ferrara con striscioni solidali verso gli agenti condannati a tre anni e sei mesi e che stanno scontando il residuo di pena (sei mesi perché il resto è stato assorbito dall'indulto) in carcere o, nel caso di Monica Segatto, ai domiciliari. Ed è questo il punto contro cui si scaglia il segretario nazionale del sindacato di polizia Franco Maccari. «Non sapevamo neanche che la signora lavorasse in Comune» ha detto. «Rispettiamo le sentenze anche se non le condividiamo, non esiste in Italia una persona in galera per un delitto colposo e non c'è una persona in galera che deve scontare una condanna minore di un anno. Noi vogliamo discutere di questo» si sgola Maccari che accusa il sindaco di scorrettezza perché la comunicazione della manifestazione era stata inviata anche a lui. 
E se il Coisp nel corso delle ore era rimasto abbastanza isolato, attaccato anche da altri sindacati di polizia, dal Sap al Siulp che l'ha bollato come «uno sparuto gruppetto», quello che è accaduto ieri rappresenta soprattutto la riapertura di una ferita per la città di Ferrara. Lo ricorda il sindaco Tagliani: «Da alcuni anni stiamo lavorando per ricomporre una frattura che è stata molto profonda, a questa ricomposizione hanno lavorato questori, prefetti e anche un paio di ministri dell'Interno». Domani dalle 18 alle 20,30 si terrà un sit-in di solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi in piazza Savonarola. L'iniziativa è stata organizzata dall'associazione «Verità per Aldro» ed è una risposta al sit-in del Coisp. Ilaria CuCCHI: «Siamo oltre ogni limite. Si tratta di un femminicidio morale. A questo punto i poliziotti che hanno manifestato sono come chi ha ucciso Federico». Filippo Vendemmiati: 
«Inconcepibile e incostituzionale che un sindacato di polizia manifesti in sostegno a quattro agenti condannati in via definitiva». 
 
tratto da ilmanifesto.it
 

 

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