15/7/2012 Diritti Violati
SANGUE INFETTO, APERTA INCHIESTA.

 

«Negli anni '90 120 mila persone contagiate»
La denuncia dell'ex Comitato delle vittime: quattromila morti ma nessuna condanna. Fermi i risarcimenti previsti dal 2007.
Chiarire una volta per tutte la vicenda del sangue infetto, «che ha provocato una vera e propria epidemia nel nostro Paese» e che «ancora oggi» determina «un elevato rischio di contagio». È la richiesta dell'associazione «I.T.M. New Day - Insieme a tutela del malato», che ha inviato un esposto alle procure di Roma, Napoli, Torino e Milano. Nella Capitale il procuratore aggiunto Leonardo Frisani ha aperto un fascicolo modello 45, senza ipotesi di reato né indagati, e ha affidato gli accertamenti ai carabinieri del Nas. Nei prossimi giorni saranno convocati alcuni testimoni e verrà disposta una consulenza.
«QUATTROMILA PERSONE DECEDUTE» - Secondo l'associazione, ex «Comitato vittime sangue infetto», dal 1990 in poi la «diffusione tramite emoderivati o immunoglobuline di virus quali epatite C, Hiv e Hcv» ha colpito centinaia di migliaia di italiani. In 120 mila avrebbero contratto l'Aids e quattromila sarebbero già morti. Altri 200 mila sarebbero si sarebbero ammalati di epatite C, in particolare 14 mila tramite dialisi, 11 mila attraverso i trapianti e 75 mila con le trasfusioni di sangue. A fronte di questi numeri, i risarcimenti sarebbero rimasti sulla carta. O quasi. Il ministero della Salute, che non avrebbe neppure un registro dei danneggiati, avrebbe respinto il 45 per cento delle richieste avanzate dai malati di Aids. E per i pazienti affetti da epatite C i «no» sarebbero stati 60 mila a fronte di 150 mila domande presentate.
VENT'ANNI DI INDAGINI - Nemmeno la via giudiziaria sembra essere d'aiuto alle vittime o ai loro familiari. La prima inchiesta sul plasma contaminato, negli anni '90, era stata avviata a Trento e poi trasferita a Napoli. Ma qui, secondo l'associazione, «da anni viene rinviata per la continua sostituzione dei pubblici ministeri». Perciò «nessuno a oggi è stato condannato nonostante sulla base dei documenti e degli accertamenti si sia scoperto che sono coinvolti esponenti politici, dirigenti, funzionari ministeriali e case farmaceutiche». Sul piano civile, dopo cinque anni è ancora in corso l'iter per risarcire settemila vittime disposte a chiudere le cause pendenti attraverso una transazione con il ministero della Salute: che fine ha fatto, si chiede «I.T.M. New Day», il fondo pluriennale di 180 milioni di euro stanziato nel 2007?
OMBRE SULLA VICENDA - L'associazione sottolinea anche passaggi poco chiari della vicenda. «La casa farmaceutica che risulta essere l'artefice di tutto ciò - si legge nelle tre pagine dell'esposto - riceve un finanziamento dal governo di 12 milioni di euro per la ricerca sulla cura dell'epatite, malattia che essa stessa ha diffuso». C'è poi la strana morte del maresciallo Marco Mandolini, ucciso nel 1995: un suo collega in pensione ha presentato negli anni scorsi varie denunce con un'ipotesi inquietante, e cioè che il militare avesse «scoperto che le Forze Armate erano state invase da emoderivati infetti».
 
TRATTO DAL SITO roma.corriere.it servizio di Lavinia Di Gianvito
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