5/5/2012 EKONOGLOBAL
10 PAPERONI ITALIANI RICCHI COME 3MILIONI DI POVERI.

 

Davanti alla stangata delle tasse, l'aumento del costo della vita, l'alleggerimento delle buste paga, il dramma degli esodati, stride lo studio pubblicato negli Occasional papers di Bankitalia. Secondo la relazione, in Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza più o meno equivalente ai 3 milioni di italiani più poveri. La ricerca, che conferma quanto già si sospettava, dipinge l'Italia come un Paese ancora piuttosto ricco. Ma evidenzia anche come la ricchezza nazionale sia composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. Negli ultimi anni, inoltre, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono più a risparmiare.
E se da un lato i dati evidenziano l'esistenza di un conflitto generazionale in termini di redditi, lo studio conclude che il livello di diseguaglianza è però comparabile a quello di altri Paesi europei.
Nel 2010 la ricchezza complessiva delle famiglie era pari a circa 8.638 miliardi di euro, più di 7,5 volte il valore del 1965, con una crescita media annua del 4,6%, ma con una riduzione rispetto ai valori del 2009 (8.767 miliardi).
Per quanto riguarda il dato procapite è passata dai 21.875 euro del 1965 ai 142.481 del 2010, una crescita notevole che però si è bruscamente arrestata dopo il 2007 quando il valore aveva raggiunto quasi i 150 mila euro a testa. La perdita, in appena tre anni, è stata di quasi il 5%.
Tra il 1965 e il 2010, inoltre, il rapporto tra ricchezza e Pil è praticamente raddoppiato (da 2,7 a 5,6), fatto che prova come il Paese in questi 50 anni abbia incrementato la ricchezza più della produzione. La ricchezza che ci viene dal passato, insomma, è sempre più rilevante rispetto a quella che è possibile procurarsi giorno dopo dopo giorno con l'attività lavorativa e d'impresa.
Un dato rilevante è quello che mostra il cambiamento della ricchezza tra classi d'età: mentre nel 1987 le famiglie di giovani (fino ai 34 anni) erano sui livelli medi (fatto 100 l'indice il livello era 82,5) a partire dal 2000 hanno visto peggiorare nettamente la loro condizione (61,7 nel 2008), mentre è accaduto l'opposto per le famiglie composte da anziani (da 65,5 a 100,2).
. Ma a mutare è stata anche la distribuzione tra le varie classi sociali: tra il 1987 e 2008 la ricchezza familiare netta degli operai è passata dal 61,9% al 44% e sono scese anche tutte le altre categorie. Per distribuzione territoriale invece è evidente il peggioramento delle condizioni del Mezzogiorno (da 80,2 a 69,6) a fronte di un miglioramento in tutte le altre aree geografiche
Come mitigare le disuguaglianze? Il rapporto di Bankitalia traccia alcune linee che seguono in particolare politiche che assicurino “alcuni diritti fondamentali”. Per esempio la scuola pubblica, “erogando un servizio a tutti, tende a ridurre la disuguaglianza tra i cittadini in termini di conoscenze e di abilità, presupposto di una quota rilevante di quella in termini di ricchezza”. Ma anche politiche per adeguare il livello dei servizi pubblici del Mezzogiorno al resto del Paese. Infine la disuguaglianza che caratterizza i giovani: “Non può che essere affrontata sul terreno da cui trae origine, cioè con interventi sul mercato del lavoro e sul welfare”.
Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza non sono aderenti con gli squilibri tra fasce di reddito. Stando alle cifre del rapporto, infatti, il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell’intero ammontare di ricchezza netta, mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27 per cento del reddito complessivo.
Un aspetto che Bankitalia spiega innanzitutto con le differenze dovute al diverso stadio del ciclo di vita di ognuno. Per il reddito l’evoluzione segue l’età: prima cresce e poi cala con il pensionamento. Per la ricchezza l’andamento è più marcato: i valori aumentano rapidamente per i giovani e per la “mezza età”, ma crollano per gli anziani.
Lo squilibrio nella ricchezza riflette infatti le preferenze dei soggetti del differimento nel tempo dei consumi che possono spingere le persone ad essere più o meno impazienti (e quindi privilegiando il consumo rispetto al risparmio). Ma può influire anche la presenza e il numero dei figli può infine influire sulla ricchezza per poi lasciare un’eredità. O ancora, tra le cause, lo studio elenca esperienze familiari particolari, come spese per problemi di salute, esperienze di disoccupazione e altro.
Poi c’è “Il peso crescente della finanza”. La disuguaglianza, nel lungo periodo, sembra essersi ridotta negli anni Ottanta, crescente negli anni Novanta e di nuovo in calo nel Duemila. In particolare il divario cresce anche per il ”peso crescente che sul finire del secolo assumono le attività finanziarie”: “Un incremento nei prezzi delle azioni tende ad accrescere i livelli di disuguaglianza perché i più ricchi tendono a possedere queste attività”.
In questa condizione  da mesi viene proposto da alcuni inascoltati una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze. Il governo e la sua maggioranza, che non vogliono fare la patrimoniale, commettono un vero e proprio crimine contro il popolo italiano. Un governo e una maggioranza che aumentano le tasse per tutti quando vi è chi non sa che cosa farsene dei soldi è la dimostrazione che ci troviamo davanti ad una politica  completamente fuori dalla lettera e dallo spirito della Costituzione.
  
 
Tratto da .controlacrisi.org ; .lettera43.it e il .fattoquotidiano.it
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