9/5/2010 GUERRA INFINITA
Messico, uno Stato insanguinato.

Nello stato di Chihuahua, 65 morti nell'ultima settimana

Scritto da
Raffaella Ruffo

A Ciudad Juárez, nel Messico settentrionale, ieri un gruppo di uomini armati ha sparato indiscriminatamente sulla folla che assisteva a una partita di calcio amatoriale nella periferia della città. Hanno ucciso i due allenatori e una donna incinta. Domenica, sempre a Ciudad Juárez, sono stati uccisi tre spettatori durante un altro incontro. I colpevoli non sono ancora stati arrestati. Gli inquirenti lavorano sulla pista delle bande di trafficanti di droga che si scontrano con l'esercito messicano e, tra di loro, per primeggiare nell'esportazione degli stupefacenti verso gli Stati Uniti.
Lo scorso fine settimana, nelle sparatorie tra i trafficanti, nello stato di Chihuahua sono state uccise ventiquattro persone, di cui otto a Ciudad Juárez, dieci nella città di Chihuahua (capitale dell'omonimo stato), cinque a Cuahtemuc e una a Parral. Il bilancio dei morti è salito ancora tra martedì e mercoledì scorsi, con l'uccisione di altre ventincinque persone.
Secondo un rapporto del Dipartimento di Giustizia di Washington, l'80 percento della droga consumata negli USA transita dal Messico. Da quando, nel 2006, il presidente Felipe Calderón ha lanciato un'offensiva contro i narcotrafficanti, gli scontri sono diventati più serrati. Nonostante l'impiego dell'esercito e di forze speciali di polizia, la guerra che sta insanguinando il Messico ha già lasciato sul terreno 22.700 morti. La violenza non risparmia neanche i civili, incluso i bambini, che troppo spesso sono vittime casuali delle sparatorie. Come corollario, in Messico, è ormai abituale il macabro ritrovamento di corpi martoriati dai colpi di pistola e mutilati, che gli assassini appendono ai ponti o abbandonano nelle piazze, nelle strade, nei bar, e nei bauli delle auto.
Chihuahua è lo stato più violento del Messico. Dal 2006, sono state uccise 6.757 persone. Ciudad Juárez detiene il triste primato degli omicidi tanto da essere definita "la capitale della morte". Da gennaio, nella città, la guerra tra i narcos ha già causato più di 800 morti secondo una stima della polizia locale. "Quest'ondata di violenza è un indicatore che la guerra tra il cartello di Juárez e il cartello di Sinaloa per il controllo dello spaccio a Ciudad Juárez" - ha spiegato Carlos Gonzalez, portavoce del procuratore generale del Chihuahua - "è diventata più serrata."
A marzo, l'uccisione di tre funzionari del Consolato nordamericano, ha provocato una dura reazione da parte del presidente USA Barack Obama che dall'inizio del suo mandato ha investito milioni di dollari nelle operazioni contro i trafficanti di droga. Washington ha inviato in Messico equipaggiamento militare, tra cui otto elicotteri Black Hawk e Bell, e organizzato corsi di addestramento per le forze di sicurezza locali. La collaborazione tra Messico e Stati Uniti è destinata a continuare. Anzi, "non è mai stata così intensa", secondo Janet Napolitano, Segretario del Dipartimento di Pubblica Sicurezza degli USA..
Secondo, il ministro della Sicurezza messicano, Genero Garcia Luna, "la guerra tra Stato e narcotrafficanti è destinata a durare almeno altri sei o sette anni." Felipe Calderón, spiega Garcia Luna, è determinato quanto Obama a continuare la sua lotta contro i narcos. Per rassicurare l'opinione pubblica, l'Amministrazione Calderón ha promosso anche una campagna pubblicitaria, sui canali televisivi nazionali. Una delle pubblicità governative mostra un gruppo di presunti trafficanti, ammanettati dalla polizia, mentre una voce di sottofondo recita: "Oggi questi criminali sono dietro le sbarre." Nonostante gli slogan televisivi, il crescente clima d'insicurezza, nel Messico del nord, sta provocando una fuga degli investimenti esteri e le iniziative politiche di Calderón iniziano ad essere criticate non solo da esponenti della sinistra extra-parlamentare e organizzazioni non governative, ma anche dalla Chiesa cattolica e membri dello stesso partito conservatore del presidente, il Partito d'Azione Nazionale (PAN). Secondo gli oppositori di Calderón, l'ìmpiego dell'esercito è servito soltanto a fare aumentare il numero dei morti. Dure le parole di Gonzalez che sottolinea che, per il momento, "questa guerra non avrà né vinti né vincitori."
Tratto da: it.peacereporter.net
 

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